Foto storica delle truppe austriache in osservazione a Roana, sull'Altopiano dei Sette Comuni - Itinera Progetti Editore

Le operazioni austriache sull’Altopiano dei Sette Comuni

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Nuova settimana e nuovo appuntamento con la rubrica MercoledìStoria.

In questa puntata rivivremo un episodio bellico della Grande Guerra sul Monte Priaforà, nei pressi della cittadina di Arsiero, attraverso il diario di Alois Öller, originario di un paese nei pressi di Lienz.

Buona lettura!

[…] 2 giugno: Alle prime luci del giorno adunata.
Negli ultimi giorni avevo gettato via dallo zaino tutto il possibile, cosicché a quel punto avevo solo un telo tenda.

La divisa era già completamente strappata.

Superammo in marcia il posto dove il giorno prima eravamo rimasti immobili – dalle 13 alle 21 – dietro ai massi e giungemmo ad una strada sconvolta dalle granate.

A destra e a sinistra della stessa erano stesi camerati del 14° e di altri reggimenti… morti.

“Signore, dà loro la pace eterna”, dissi dentro di me e pensai: quanto ci vuole ancora prima che anch’io giaccia così qui o da un’altra parte stecchito in terra straniera. Dovemmo trincerarci in un prato un po’ discosto dalla strada.

Il I battaglione del nostro reggimento aveva a sua volta, dopo essersi disteso, scavato dei piccoli ripari.

Noi eravamo peraltro in certo qual modo coperti da alberi e rocce, mentre il citato battaglione era esposto alla vista da parte degli aerei.

Non ci volle nemmeno un’ora prima che questi ultimi arrivassero.
Ne contai uno, due, tre, poi di nuovo uno ed un altro cosicché alla fine in cielo i velivoli erano sette.

Naturalmente vennero efficacemente bersagliati dai nostri cannoni antiaerei.

Dopo breve tempo si allontanarono uno dopo l’altro.

Ci avevano individuato con precisione perché ben presto una granata sibilò sull’accampamento del I battaglione, generandovi una terribile confusione.

Parecchi morti e feriti giacevano all’intorno.
Si era trattato di un colpo in pieno.

La seconda granata era diretta a noi.
Essa però mancò il bersaglio, cosicché non dovemmo lamentare perdite.

Una volta vistici diventati l’obiettivo dell’artiglieria nemica, non ci fu verso di trattenerci lì.

 

 

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Ci togliemmo da quel posto e risalimmo la montagna, sempre nel tentativo di sfuggire all’osservazione nemica.

Il Priaforà – la montagna su cui ci trovavamo ora – aveva i versanti coperti di abeti, pini, larici e faggi ed era una delle ultime montagne prima che il terreno si trasformasse sempre più in una pianura.

Nella vallata si trovava la cittadina di Arsiero.

Più in là si scorgeva, posta in una splendida posizione, la città di Schio.

Giunti in alto, vennero nuovamente lasciati gli zaini ed il più anziano dovette, o per meglio dire poté, restarne a guardia.

A causa degli strapazzi degli ultimi giorni e, non da ultimo, per la fame e la sete (quello era il terzo giorno che non ci veniva portato il rancio) ero talmente mal ridotto, che a mala pena riuscivo ancora a muovermi.

A quel punto dovevamo attaccare le ben trincerate postazioni nemiche.

Dal mezzogiorno fino alla mattina del giorno seguente dovemmo restare esposti al fuoco delle mitragliatrici e dei fucili nemici senza ottenere alcun successo.

In realtà il 14° Reggimento Hessen doveva operare nella conca di Arsiero, costituendo l’ala sinistra della Divisione, col solo compito di vincolare le antistanti forze italiane.

Secondo il principio allora operante e particolarmente caro a Conrad l’azione principale dove avvenire “per alto”, mediante la conquista di Monte Giove.

Il compito di sfondare era stato assegnato ai Kaiserjaeger, il Magg. Sauer – ora al comando del V/14° – con cinque compagnie venne messo alle dipendenze della 58ª Brigata e salì sul Priaforà per garantire il collegamento appunto con l’ala sinistra degli attaccanti.

Alla sera del 2 giugno quest’ultimo, colpito da un sasso al malleolo, ne ricavò una ferita che ne consigliò lo sgombero. La cartiera Rossi in fiamme illuminò per la terza notte di fila la valle come un enorme fanale. [p. 188]

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