Dipinto di una battaglia navale fra velieri - Itinera Progetti Editore

La Marina Militare Veneziana e Francese di metà ‘700 a confronto

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Nuova puntata della rubrica Mercoledì Storia.

Quest’oggi vi vogliamo parlare della situazione della Marina Militare Francese in comparazione a quella della Repubblica di Venezia nella seconda metà del Settecento. Buona lettura!

[…] La Marina militare veneziana, nei primi tre decenni successivi alla metà del XVIII secolo, avrebbe potuto sviluppare in maggior misura le proprie potenzialità.

Tra le possibili cause del suo lento progredire possiamo annoverare: l’attaccamento delle maestranze dell’Arsenale ai propri privilegi, il modesto impulso del Governo nel perseguire un piano generale in grado di modernizzare il settore navale e l’attribuzione alla flotta da guerra del riduttivo ruolo di gendarmeria del commercio, con un preferenziale utilizzo in funzione show the flag, in supporto alla diplomazia.

L’Arsenale di Tolone, rimodernato da Sébastien Le Prestre de Vauban alla fine del XVII secolo su impulso del ministro Jean-Baptist Colbert, dagli anni sessanta del secolo successivo, riuscì, invece, a rendere eccellente la propria organizzazione.

Nella seconda metà del Settecento, infatti, la potenza navale francese nel Mediterraneo si basò essenzialmente su Tolone, tanto che, nel 1748, Marsiglia cedette a questo Arsenale tutte le attrezzature marittime: ciò nonostante, due anni dopo, i Veneziani non lo ritenevano affatto di eccellente livello.

La relazione dell’ambasciatore Francesco II Morosini indicava come alla metà del secolo si trovassero a Tolone quattro vascelli da 60 e 64 cannoni ed una flutte da 50, tutti di vecchia costruzione, quattro fregate nuove e una vecchia, tutte armate con 24 cannoni, due boulardes e quattro sciabecchi.

Erano presenti anche 1.460 cannoni d’ogni calibro, due terzi dei quali in ferro, nove mortai in bronzo, due colubrine in rame, con molte munizioni da guerra.

In questo arsenale, come in quello di Brest in Bretagna, mancava il legno da costruzione, o non era buono; a Tolone, riferiva ancora l’ambasciatore, vi era difficoltà ad eseguire l’ordine reale di costruire quattro vascelli, di cui uno da 100 cannoni, una fregata ed una flutte, stante anche la mancanza di denaro per pagare gli operai.

Tolone divenne però molto attivo nel decennio 1764-1773 e nel 1783, con le guerre in America, arrivando a contare circa 4.000 operai, per attestarsi due anni dopo, nel corso della crisi veneto-tunisina, a quasi 2.400 unità: circa 600 in più rispetto a Venezia.

In quest’ultimo periodo il legno utilizzato dall’Arsenale di Tolone proveniva dall’Albania, grazie alla gestione di un commercio operato da Greci collegati con il ministero della Marina francese.

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Situato ad occidente del Golfo del Leone e prossimo alla Spagna, non disponeva invece di cantieri navali Port-Vendres, nel Rossiglione.

Nel nord della Francia navi di secondo e terzo rango erano prodotte negli arsenali di Rochefort, Lorient e Saint-Malô, mentre Le Havre, Nantes e Honfleur, anche a causa dei bassi fondali, disponevano di cantieri navali atti a produrre e servire navi di limitato pescaggio.

Tra il 1774 e il 1791, durante il regno di Luigi XVI, la qualità delle costruzioni navali francesi raggiunse l’eccellenza, superando per qualità anche la produzione britannica.

Dopo la battuta d’arresto del 1792-93 l’efficienza di questo Arsenale riprese vigore, e lo mantenne per un ventennio.

Ciò fu possibile in quanto gli Inglesi dell’ammiraglio Samuel Hood, che con i loro alleati occuparono Tolone dal 27 agosto al 18 dicembre 1793, prima di abbandonare la città alle truppe della Convenzione bruciarono molte navi in rada, ma non danneggiarono gravemente i cantieri navali.

Se escludiamo il periodo comprendente le fasi più acute dei rivolgimenti sociali, nel corso dei quali la cantieristica francese patì una decisa flessione, dobbiamo convenire sul fatto che l’impulso post-rivoluzionario riprese gli sforzi compiuti dai Borboni per accrescere la potenza navale francese negli ultimi decenni della monarchia, quando la spesa navale complessiva raggiunse un dodicesimo di quella nazionale e, tra il 1780 e il 1790, furono stanziate somme enormi per la costruzione di un porto, a Cherbourg, capace di accogliere le navi di primo rango.

Un impulso che rilanciò dunque la vigorosa politica navale seguita alla guerra dei Sette Anni, quando la Francia, emulata dalla Spagna, varò un gran numero di navi e accrebbe il suo potere marittimo al punto d’impedire alla flotta inglese ˗ forte nel 1778 di 73 navi di linea in servizio o completamento e di 83 nel 1780 ˗ di rovesciare le sorti del conflitto anglo-statunitense.

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