Il diario del Generale Augusto Vanzo. Capo di Stato Maggiore della Terza Armata

condividi questo articolo su:

Torna puntuale come ogni settimana l’appuntamento con la rubrica #MercoledìStoria. Questa settimana vi vogliamo guidare fra pagine poco note della storia della Grande Guerra, quelle del diario del Generale Augusto Vanzo.

Capo di Stato Maggiore della Terza Armata, amico e collaboratore del Duca d’Aosta, Vanzo, attraverso le pagine di un diario nato per restare nel ristretto gruppo dei suoi famigliari e riscoperto solo 85 anni dopo la sua morte, ci guida in quello che potremmo definire come il “dietro le quinte” del Comando Supremo italiano dal 1915 al 1917. Buona lettura!

 

 

[…] Sono trascorsi parecchi giorni, senza che io abbia potuto trovare un momento di tempo per continuare questo diario.

L’aumento delle forze e del territorio dell’armata ha condotto ad un accrescimento del nostro lavoro, tanto più tenuto conto della lontananza da Cervignano, sede del comando dell’armata, dal VI corpo, presso il quale ci rechiamo assai di frequente, sia per meglio conoscere truppe e terreno, sia per dare nuovo impulso alla vita di quel corpo.

Non potevamo trovarlo in condizioni più tristi. Lavori di difesa insufficienti, strade in pessimo stato, artiglierie schierate in maniera non rispondente alle necessità della lotta difficile contro l’avversario; truppe esauste e demoralizzate. Questa mia pittura sembrerà esagerata. Purtroppo risponde alla realtà;

tanto che io mi chiedo come il generale Cadorna continui a lasciare a capo della 2a armata un generale, come il Frugoni, che ha dato prova di non saperla condurre.

Io non conosco gli ordini che la 2a armata ha avuto durante la campagna e ciò che fatto; perciò non ho elementi per giudicare il suo capo. Ma se dalle condizioni del VI corpo e dai fatti di Oslavia, di S.ta Maria, di Monte Rombon debbo misurare la responsabilità del generale Frugoni, ben posso affermare che tali responsabilità sono gravi. Egli non deve aver avuto la visione chiara della situazione; deve aver lasciato il Cadorna nella illusione, provocando ed accettando ordini non eseguibili; deve avere coperto il vero, anziché farlo vedere senza veli.

 

 

 

Scopri il libro “In guerra con la Terza Armata” a cura di Andrea Saccoman
e scarica un estratto gratuito del testo.

 

Io non so se giungeremo in tempo a rialzare le sorti del VI corpo. So che non siamo tranquilli neppure del rimanente della 2a armata, perché subisce oggi i tiri e la spinta del nemico, anziché fare l’opposto.

Al momento nel quale il generale Cadorna ci informò che il VI corpo sarebbe passato alla dipendenza nostra, si lagnò con S.A.R. del generale Frugoni, mostrandosi deciso a levargli il comando.

Se non fosse che io sono accusato di aver ammazzato tanti generali, prenderei senz’altro questa decisione… – così egli disse.

Forse lo avrebbe fatto se egli stesso non avesse temuto di non essere più tanto saldo in sella.

In queste due ultime settimane, non si sono compiute operazioni di importanza dalle truppe. L’attacco metodico procede innanzi, ma assai lentamente. Questo è un aggettivo inventato a posta, per spegnere lo spirito d’aggressività delle truppe. Si ha un bell’insistere, perché siano tentate piccole operazioni di sorpresa, per prendere prigionieri al nemico e migliorare la nostra situazione. Ben poco è compiuto. Da tempo, prigionieri non si fanno più. Appena ogni tanto qualche disertore si presenta; ma anche il numero dei disertori diminuisce ogni giorno di più.

I riparti che vanno in trincea contano i giorni che mancano al loro ritorno nella zona di riposo e non pensano ad affrontare i pericoli di tentativi arditi.

Regna come una vaga idea che tanto è inutile fare qualche sforzo. Impossibile riuscire ad avanzare. Quanto durerà questa situazione, è difficile prevedere. Qualche volta tentiamo col Duca di spingere lo sguardo nell’avvenire; ma lo traggiamo tosto, perché non vediamo una via d’uscita.

Quello che pare certo si è che l’avversario ha talmente cresciuto le sue resistenze di fronte a noi, dappertutto, che non si sa più dove potremo sperare di attaccarlo con qualche probabilità di riuscita. È una grandiosa guerra di assedio che combattiamo contro di lui. Sarà lo stesso per noi, se esso passerà dalla difensiva all’offensiva, come fa sempre correre la voce?

Talvolta mi prende lo scoramento per il dubbio che le nostre truppe, se attaccate decisamente, sappiano resistere. I fatti di Oslavia, dove tanto facilmente il nemico ci prese circa 2000 prigionieri, fanno pensare piuttosto male. E questi fatti non rimasero isolati nella 2a armata, ché, dopo, altri abbandoni di posizioni seguirono quello di Oslavia; come vi continuarono le diserzioni.

Forse per questo motivo il comando supremo è venuto nella decisione di sostituire con le truppe della 1a armata e della zona Carnica parte di quelle del VI corpo e poi anche del resto della 2a armata.

Nella nostra campagna furonvi errori di condotta, è vero; ma non avevamo né la stoffa né i mezzi per cavarcela. Dopo più di un ventennio di impreparazione non potevamo fare di più di quello che avevamo fatto.

Io rammento dolorosamente che, durante la triste guerra contro le “spese improduttive – di alcuni anni fa, cioè contro le istituzioni militari, taluno mi diceva: “L’Italia ha bisogno di un disastro per rinsavire”. Speriamo che sia stato cattivo profeta! […]

Ti è piaciuto questo articolo?
Condividilo su :

Articolo precedente
Dolomiti, itinerario storico escursionistico
Articolo successivo
Le mine terrestri dell’esercito austroungarico
TAG :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

leggi anche…

Menu